38. LAVORO DI PUBBLICA UTILITA': LE DICHIARAZIONI DEI PROMOTORI
2012-09-04

 Lamberto Menozzi, Presidente della Fondazione Casa del Volontariato

Già in occasione dell’inaugurazione della Casa del Volontariato, avvenuta nell’ottobre del 2009, l’auspicio è sempre stato quello che la Casa potesse divenire non soltanto la sede per tante associazioni, ma anche e soprattutto polo attrattivo per nuovi volontari. Attraverso questo progetto, credo dunque che la Fondazione stia realizzando appieno due dei suoi principali scopi statutari: promuovere la cultura della solidarietà e, insieme, far conoscere il mondo del volontariato alle giovani generazioni. Auspichiamo quindi che almeno una parte dei ragazzi inviati dal Tribunale, una volta terminato il percorso imposto, continuino a rimanere in forza presso le associazioni e che comunque possano mantenere, attraverso l’esperienza fatta, una costante apertura verso la solidarietà ed il servizio all’altro che mai come ora, dopo l’evento sismico che ha duramente colpito la nostra terra e la nostra gente, costituiscono il punto di partenza da cui ricominciare.

 

Elena Po, consulente legale della Fondazione Casa del Volontariato

La possibilità di stipulare una convenzione tra la Fondazione Casa del Volontariato e il Tribunale di Modena mi è stata prospettata da una collega penalista che ha partecipato ad uno degli ultimi convegni organizzati dalla Fondazione nell’ottobre 2011, alla quale vanno, tra l’altro, i miei ringraziamenti. A questo primo spunto sono poi seguiti una serie di contatti con il dott. Domenico Truppa, Giudice del Tribunale di Modena nonché referente per la stesura delle convenzioni. Questo progetto permette a persone normalmente estranee al mondo del volontariato di vivere un’esperienza sul campo. È vero: si tratta di un’esperienza imposta, ma pur sempre un modo di avvicinarsi ad settore in cui, come ben sa chi vi opera da tempo, solidarietà e servizio all’altro, una volta conosciuti e sperimentati, suscitano una passione che ti entra dentro e che difficilmente si dimentica.

 

Nadia Bonamici, psicologa e incaricata del Tutoraggio del Progetto

Il progetto del lavoro di pubblica utilità si configura in quelle attività di riappropriazione del ruolo di educazione sociale che è proprio delle organizzazioni di volontariato in senso stretto e in modo più ampio di tutto il Terzo settore. In quest’ottica sono state poche le associazioni, che contattate, hanno deciso di non aderire al progetto e il più delle volte la motivazione è da ricercare nell’impossibilità di offrire al “condannato” attività strutturate. Sicuramente dopo questa prima fase di sperimentazione saranno molte altre le associazioni che si metteranno a disposizione, coniugando il bisogno di avere un aiuto concreto e la possibilità di offrire un’occasione di vedere la vita da un’angolazione diversa: quella del volontario.

 

Massimiliano Mariani, avvocato e difensore di un soggetto che ha convertito la pena con il lavoro di pubblica utilità.

I lavori di pubblica utilità costituiscono, da un lato, una straordinaria opportunità per il lavoratore di accostarsi e conoscere i valori del volontariato e, al contempo, una indispensabile risorsa per la comunità ed il territorio, soprattutto in periodi caratterizzati dalle limitate disponibilità sia economiche che di personale da parte delle amministrazioni. Essi rientrano quindi a pieno titolo nelle politiche attive del lavoro. È per questo motivo che l’iniziativa della Fondazione Casa del Volontariato merita il plauso dell’intera comunità, al quale unisco il mio personale ringraziamento per il coinvolgimento nel progetto pilota, che ha già portato un mio assistito ad avvalersi di tale istituto.

 

Ilario De Nittis, Presidente della Cooperativa sociale S.C.A.I, Ente Ospitante che per primo ha fornito la propria disponibilità al progetto

Tutti possiamo sbagliare ed è un dovere morale offrire una via d’uscita e una alternativa valida: questa è l’idea fondamentale che sta alla base dell’adesione al progetto da parte della Cooperativa Sociale SCAI. Il progetto, in convenzione con il tribunale di Modena e con il sostegno della Fondazione Casa del Volontariato, rappresenta una vera e propria innovazione nell’ambito del recupero delle persone condannate per reati previsti dall’articolo 186 e 187 del codice della strada. Questa alternativa alla pena, grazie alla calendarizzazione concordata degli incontri, permette di mantenere la continuità del proprio lavoro, di rimanere vicini ai propri famigliari  e di collaborare per il bene della collettività in maniera solidale. La Cooperativa Sociale SCAI ha in progetto di stipulare altre convenzioni simili che prevedono la conoscenza e la diffusione di questa pratica riabilitativa ed innovativa attraverso lo svolgimento di lavori di utilità sociale.

 


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